La nostra visione

Natura

I miti aborigeni sulla creazione narrano di leggendarie creature totemiche che nel Tempo del Sogno avevano percorso in lungo e in largo il continente cantando il nome di ogni cosa in cui si imbattevano, uccelli, animali, piante, rocce, pozzi, e col loro canto avevano fatto esistere il mondo.
Un dedalo di sentieri invisibili copre tutta l’Australia, che gli europei chiamano “Vie dei Canti”.

B. Chatwin

Costruire

Se oggi vogliamo costruirci una nuova casa, se intendiamo occuparci seriamente di una cosa che sia anche in una certa misura durevole, ci rendiamo subito conto che si tratta di un’operazione incredibilmente complicata: chiediamo consiglio a destra e a sinistra, eppure non riusciamo a trovare una soluzione conveniente; conosciamo ed amiamo quasi tutto, il molto antico e il molto moderno, il grosso e il sottile, ecc., e alla fine non sappiamo che cosa scegliere.
Oggi abbiamo moltissime cose a portata di mano, ma dobbiamo prendere da tutto l’insieme soltanto ciò che è veramente essenziale e importante. Dovremo essere sempre molto scrupolosi; nulla ci sarà tanto nemico quanto la superficialità, dovremo ripetere continuamente a noi stessi: se questo è necessario, che sia poco, ma che sia l’essenziale da ogni punto di vista.

H. Tessenow

Abitare

Costruire significa originariamente abitare. Il modo in cui l’uomo è sulla terra è l’abitare. Il rapporto dell’uomo ai luoghi e, attraverso i luoghi, agli spazi, risiede nell’abitare. La relazione di uomo e spazio non è null’altro che l’abitare pensato nella sua essenza. L’essenza del costruire è il «far abitare». Il tratto essenziale del costruire è l’edificare luoghi mediante il disporre i loro spazi. Solo se abbiamo la capacità di abitare, possiamo costruire. Come possiamo rispondere all’appello dell’abitare se non cercando di portare da noi stessi l’abitare nella pienezza della sua essenza? Gli uomini compiono ciò quando costruiscono a partire dall’abitare e pensano per l’abitare.

M. Heidegger

La casa

Chiudiamo l’occhio su quanto esiste.
Una casa: un riparo contro il caldo, il freddo, la pioggia, i ladri, gli indiscreti. Un ricettacolo di luce e di sole. Un certo numero di stanze destinate alla cucina, al lavoro, alla vita intima.
Una camera: una superficie per circolare liberamente, un letto per stendersi e riposare, una sedia per sentirsi a proprio agio e lavorare, un tavolo da lavoro, degli armadi per sistemare rapidamente ogni cosa al suo posto.
Quante camere: una per cucinare e una per mangiare, una per lavorare, una per lavarsi e una per dormire.
Gli standard della casa sono questi.

Le Corbusier

I materiali

Che cosa vale di più? Un chilo di pietra o un chilo d’oro? Sembra una domanda ridicola. Soltanto al commerciante, però. L’artista risponderà: per me tutti i materiali sono ugualmente preziosi. L’artista ha una sola ambizione: dominare il materiale in modo che la sua opera risulti indipendente dal valore del materiale di cui è fatta.
Ma anche se per l’artista tutti i materiali sono ugualmente preziosi, non tutti sono ugualmente adatti ai suoi obiettivi.
Ogni materiale possiede un linguaggio formale che gli appartiene e nessun materiale può avocare a sé le forme che corrispondono a un altro materiale. Perché le forme si sono sviluppate a partire dalle possibilità di applicazione e dal processo costruttivo propri di ogni singolo materiale, si sono sviluppate con il materiale e attraverso il materiale.

A. Loos

Spazio e Tempo

Tutta la cultura può essere interpretata come l’attività di organizzazione dello spazio. In certi casi si tratta dello spazio delle nostre relazioni vitali, e allora l’organizzazione corrispondente si chiama tecnica. In altri casi si tratta dello spazio mentale della realtà e la realtà della sua organizzazione si chiama allora scienza o filosofia. Infine la terza classe di casi si trova fra i primi due. In essi lo spazio, o meglio gli spazi, sono visibili come gli spazi della tecnica, ma allo stesso tempo, non ammettono l’ingerenza della vita, come gli spazi della scienza e della filosofia. L’organizzazione di questi ultimi spazi si chiama arte. Ma lo spazio e il tempo non sono divisibili: non si può affermare che ci sia prima il tempo e poi lo spazio. Essi si danno sempre congiuntamente.

P. A. Florenskij

Interno e Esterno

Al di qua e al di là, dentro e fuori, prima e dopo. Se consideriamo queste locuzioni sia sul piano spaziale che temporale ci rendiamo conto che la questione dell’individuazione di un interno rispetto ad un esterno è una questione di limiti. Limiti e soglie che definiscono in modo comunque arbitrario ciò che sta al di qua e ciò che sta al di là della linea di demarcazione, perché la simultaneità dei due affacci (da dentro a fuori, da fuori a dentro) e l’ambivalenza del punto di vista comportano inevitabilmente un’intercambiabilità delle condizioni qualificanti dello spazio e del tempo. In questo senso la finestra – la vetrata, meglio – è la frontiera tra i corpi e gli spazi che proprio perché diafana e penetrabile allo sguardo genera un effetto di tensione di bordo tra essi e sottrae all’intera superficie la sua originaria isotropia.

A. P., L. R.

Gli oggetti, l’intimità della casa

La forma originaria di ogni abitare è il vivere non in una casa, ma in un guscio. Questo reca l’impronta del suo abitatore. Il Ventesimo secolo è stato come nessun altro morbosamente legato alla casa. Ha concepito la casa come custodia dell’uomo e l’ha collocato lì dentro con tutto ciò che gli appartiene, così da far pensare all’interno di un astuccio per compassi in cui lo strumento è incastonato in profonde scanalature di velluto viola con i suoi accessori. L’intérieur è l’asilo dell’arte. Il collezionista è il vero inquilino dell’intérieur. Egli si assume il compito di trasfigurare le cose. Si tratta di un fatica di Sisifo, che consiste nel togliere alle cose, mediante il possesso di esse, il loro carattere di merce, dar loro solo un valore d’amatore invece del valore d’uso. L’intérieur non è solo l’universo, ma anche la custodia dell’uomo privato. Abitare significa lasciare impronte, tracce ed esse acquistano nell’intérieur, un rilievo particolare.

W. Benjamin

La luce

Ho appena parlato del sole… Tutto ciò che vediamo è composto da lui, e intendo per composizione un ordine di cose visibili e la trasformazione lenta di quest’azione che costituisce tutto lo spettacolo di una giornata: il sole maestro delle ombre, insieme parte e momento, parte abbagliante e momento sempre dominante della sfera celeste … Poiché le cose cambiano non le percepiamo che in parte. Si chiama tempo la parte nascosta, sempre nascosta di ogni cosa.

P. Valéry

L’architettura è il gioco sapiente, corretto e magnifico dei volumi raccolti sotto la luce.

Le Corbusier

La tecnologia

La tecnologia è molto più che un metodo, essa costituisce di per sé un mondo. Ma soltanto dove viene lasciata interamente a se stessa rivela la propria vera natura: non solo un utile strumento ma un qualcosa di autosufficiente, un qualcosa che possiede un senso e una forma efficace. Ciò è ancora tecnologia o è già architettura? Forse proprio questo è il motivo per cui alcune persone sono convinte che l’architettura sarà superata e rimpiazzata dalla tecnologia. Accade proprio il contrario. Dovunque la tecnologia trovi il suo reale adempimento, essa trascende nell’architettura. E’ vero che l’architettura dipende dai fatti, ma il suo reale campo d’azione è nel regno del significato.

L. Mies van der Rohe

ITALIAN DESIGN FOR INTELLIGENT LIVING.